Abbazia San Pietro in Valle

Il sinodo del cadavere

Nel IX secolo la Valnerina fu scossa da varie incursioni dei saraceni, truppe mussulmane provenienti da Sicilia o Calabria, che all’epoca avevano conquistato Gaeta.

Il ducato di Spoleto, per anni referente prima del re dei Longobardi, poi dell’imperatore carolingio, aveva ottenuto una forte autonomia sotto la guida dell’ambiziosa famiglia spoletina dei Guidoni. I Guidoni puntarono addirittura al titolo imperiale, e riuscirono ad ottenerlo con Lamberto, adolescente figlio del duca Guido II, che venne eletto re d’Italia ed imperatore del Sacro Romano Impero, grazie al potere che Guido II riuscì ad esercitare su Roma. L’ultimo dei carolingi, Arnolfo di Carinzia, venne in Italia, sconfisse facilmente le truppe dei guidoni, entrò a Roma, si fece incoronare dal suo alleato Papa Formoso imperatore al posto di Lamberto e proseguì la campagna per liberarsi definitivamente dei suoi nemici, ma mentre assediava Fermo venne colto da un ictus e dovette tornare in fretta oltralpe, dove rimase per il resto della sua vita a causa della sua infermità.

Lamberto, assieme alla madre Ageltrude, riuscì a recuperare il controllo di Roma, nel frattempo Formoso era morto ed era stato eletto Papa Stefano VI, alleato dei guidoni. Come vendetta postuma per aver appoggiato Arnolfo di Carinzia, il cadavere di Papa Formoso venne riesumato dalla tomba, rivestito degli abiti pontifici e venne processato e condannato a morte ed all’annullamento di tutti gli atti da lui firmati. Quindi il cadavere venne denudato, trascinato per Roma e gettato nel Tevere, dove venne recuperato da un monaco fedele al vecchio Papa. Non molti anni dopo Papa Sergio III pose fine alla farsa riabilitando Formoso.

Mentre i duchi di Spoleto erano intenti a cercare di ottenere il controllo su Roma, i saraceni imperversavano e poterono effettuare molte incursioni nel territorio del ducato, fra cui numerose furono quelle in Valnerina. Le Abbazie furono obiettivi naturali e fra le altre vennero devastate anche le abbazie di Farfa e quella di San Pietro in Valle, che i monaci furono costretti ad abbandonare. Le incursioni dei saraceni terminarono solamente quando, nel X secolo, l’imperatore Ottone II portò loro guerra in Calabria.

Abbazia San Pietro in Valle